Coronavirus, donne e lavoro: una nuova sfida

Una questione irrisolta

L’emergenza Coronavirus ha messo a dura prova il nostro Paese, e non solo, dal punto di vista economico, sociale e sanitario. Il lockdown ufficializzato il 10 marzo, ha confinato tutti in isolamento con l’intento di ridurre al massimo la diffusione dei contagi, stravolgendo le vite quotidiane di tutti noi. 

E’ cambiato anche il modo di lavorare: alcuni sono costretti ad uscire, per esempio medici ed infermieri, o cassieri dei supermercati; altri non possono lavorare nè dentro nè fuori casa, come alcuni commercianti o gli operatori dello spettacolo. Altri ancora invece, insegnanti o dipendenti aziendali, possono portare avanti il proprio incarico da remoto.

Questa possibilità da un lato può rivelarsi un vantaggio perché accorcia le distanze fisiche e temporali, però dall’altro fa emergere alcune questioni. 

Lavorare a distanza

Le difficoltà affrontate dalle mamme lavoratrici, che hanno dovuto trovare un modo per conciliare la propria attività professionale con il ruolo familiare e con le varie mansioni domestiche, non sono poche. La chiusura delle scuole ha costretto bambini e adolescenti in casa ed obbligato i genitori a reinventare il loro rapporto, a seguirli nei compiti scolastici e ad aiutarli a superare la frustrazione e la noia di questi giorni.

Il nuovo scenario in cui ci troviamo, pone le donne di fronte ad una nuova sfida: riuscire a conciliare il lavoro da casa, erroneamente conosciuto come smart working, e contemporaneamente gestire gli impegni domestici, dal momento che il distanziamento sociale non consente l’assistenza da parte di colf, baby sitter, nonni o altri familiari.

Non è poi così agile

In questo periodo, il lavoro da remoto che stiamo sperimentando non corrisponde esattamente alla definizione di smart working, in italiano “lavoro agile“, inteso come  “possibilità di ripensare al lavoro in un’ottica più intelligente mettendo in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orari lasciando alle persone maggiore autonomia.” 

Infatti, il computer è costantemente acceso e ciò induce a mescolare i momenti produttivi con quelli da trascorrere in famiglia, rendendo i lavoratori disponibili più a lungo rispetto agli orari di ufficio, con il rischio di danneggiare i rapporti e generare maggiore alienazione. 

Una prospettiva da realizzare

Nella fase che stiamo vivendo in questo momento, la cosiddetta Fase 2, ci viene chiesto di convivere con il virus. Ciò vuol dire che avverrà un cambiamento sostanziale nella nostra vita quotidiana e dunque anche nel mondo del lavoro. 

Se il telelavoro diventasse smart working, potrebbe non essere considerato solo come una soluzione ad un problema temporaneo, ma divenire un vero e proprio modello di organizzazione del lavoro; in tal modo tutti potrebbero trarne beneficio e le donne in maniera particolare. 

Un esperimento portato avanti dal progetto europeo ELENA – Experimenting flexible Labour tools for Enterprises by engaging men and women – ha dimostrato, infatti, che grazie al lavoro agile, gli uomini hanno dedicato molto più tempo alla famiglia rispetto al passato. 

Se però consideriamo l’attuale modus operandi ed i ritmi a cui si è sottoposti, non è certo che questa prospettiva si realizzi e, dal punto di vista delle donne, questo significherebbe perdere l’indipendenza conquistata fuori dalle mura domestiche e probabilmente ritrovarsi di fronte alla scelta tra famiglia e carriera. 

Esiste ancora nella nostra società uno stereotipo secondo cui tra uomo e donna ad occuparsi della famiglia e delle faccende domestiche sia sempre la donna. Infatti, secondo una ricerca condotta quest’anno per il “Laboratorio Futuro”, già in condizioni normali, il 74% delle donne italiane non è supportata dal proprio partner nel lavoro domestico. 

Lo smart working aiuterà le donne nella gestione più efficace di famiglia e lavoro?

È difficile immaginare in che modo ripartirà il nostro Paese quando questa situazione sarà conclusa, facciamo tutto il possibile per applicare in futuro ciò che di nuovo ed efficace avremo appreso. 

Camilla Deponte
Rosy Marchitelli

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