Tarantini all’estero – Intervista a Federica Perrini

Benvenuti al secondo appuntamento di Tarantini all’estero. Oggi incontriamo Federica Perrini, architetto associato presso le Nazioni Unite a Ginevra.

Ciao Federica, è un piacere rivederti, puoi raccontarci della tua attività e dell’organizzazione per la quale ai lavori a Ginevra?

Sì certo, io lavoro alle Nazioni Unite a Ginevra, sono un architetto progettista. Sono qui da tre anni, sono un architetto associato ed ho un mio team di quattro persone, con il quale seguiamo cantieri in giro per il mondo.

Questa occasione del Coronavirus ci permette perlomeno di ritrovarci in questo momento così difficile per l’Italia. Com’è la situazione a Ginevra?

Naturalmente la situazione del famoso Covid-19 è molto simile all’Italia, con la stessa curva di dieci giorni indietro, ma le precauzioni non sono assolutamente quelle che si sono prese in Italia! Qui il lockdown (la quarantena, n.d.t.) non è mai avvenuto e la gente può continuare ad uscire, anche se tutti i negozi, le aziende, i ristoranti, i bar sono chiusi. Sono aperti solo i supermercati però si può uscire e vederci anche a casa fino a un massimo di cinque persone.

L’aeroporto di Ginevra in questi giorni (foto dal web)

Ma avete a disposizione i dispositivi come mascherine, guanti così come di noi qui in Italia?

Io fortunatamente avendo dei cantieri avviati, che naturalmente adesso ho fermato di mia volontà, avevo delle mascherine da cantiere pronte da utilizzare, quindi ne ho prese due. Poche persone, direi uno scarso 30% va in giro con la mascherina… ci siamo siamo io e gli anziani [ride] Qui lo stato non vuole fare allarmismo, per esempio una mia collega ha il virus. In ospedale non le hanno fatto il tampone perché dopo averla visitata le hanno detto:

È così ovvio che tu abbia il virus che non c’è bisogno del tampone.

Le hanno dato la quarantena, ma nessuno di noi, pur lavorando nello stesso ufficio, è stato controllato o ha avuto una quarantena obbligatoria.

Zurigo (Svizzera) in questi giorni. Fonte: http://www.tio.ch

Quindi dal punto di vista lavorativo non ci sono restrizioni? Si continua ad andare in ufficio?

Beh, no. Dal punto di vista lavorativo c’è lo smart working, cioè si lavora da casa. Io fortunatamente posso farlo, anzi diciamo che per me è cambiato molto poco. Al resto delle persone, che come nel resto del mondo non possono lavorare da casa, lo stato svizzero paga l’80% dello stipendio

E nei rapporti con la gente del posto, voi italiani avete notato un certo cambiamento nell’atteggiamento nei vostri confronti?

Sì, molto. Io faccio molti meeting al lavoro e ultimamente molte persone facevano allusioni a me in riferimento alla situazione dell’epidemia in Italia. Io naturalmente li ho rassicurati sul fatto che mancassi dall’Italia dal periodo di Natale, e comunque ho sottolineato come il Covid-19 non è un problema solo italiano, ma globale. L’unica differenza è che in Italia abbiamo agito con più energia.

Nei rapporti sociali e personali potete incontrare gli amici, quindi invitarli a casa, avere una vita sociale così come ce l’avevate prima?

Naturalmente no, la vita sociale è cambiata. Tutti gli italiani che sono qui a Ginevra si sono auto-messi in quarantena. Io almeno personalmente non esco e quindi naturalmente è un periodo un po di stallo per tutti, ma penso sia sia meglio così.

Federica, tu pensi che questa esperienza del Covid-19 possa modificare l’assetto tra gli stati europei, e che questa idea di Europa solidale ora sia più lontana di prima?

Io penso di sì. Penso che i meccanismi stiano cambiando. Durante l’antifascismo un gruppo di ragazzi che è stato confinato a Ventotene è riuscito a creare l’idea di Europa. Penso che adesso ce ne inventeremo un’altra in quest’altra botta che stiamo ricevendo. Noi italiani siamo fantastici a darci addosso, ma nel momento del bisogno siamo un popolo insuperabile.

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