L'emigrazione italiana in Francia tra ieri ed oggi

Gli anni Cinquanta

Quante volte ho chiesto a mia madre da dove provenissero quelle sue bambole in costume, sempre in bella vista sulla mensola della mia camera! Erano alsaziane, un souvenir di un viaggio a Strasburgo in visita a dei parenti che negli anni ‘50 erano emigrati in Francia.

Il costume femminile tradizionale alsaziano – foto dal web

Allora, la macchina organizzatrice che gestiva i flussi provenienti dal nostro paese era gestita da un efficientissimo Bureau de l’Immigration. L’ufficio selezionava fra i nostri giovani quelli che riteneva idonei: solo pochi fortunati sarebbero partiti alla volta del territorio francese. Questi ragazzi lasciavano la propria casa per mettersi in viaggio quasi sempre soli o con alcuni coetanei.

Mentre i primi Italiani che emigrarono in Francia alla fine del XIX secolo e nel primo dopoguerra provenivano dalle regioni settentrionali, questa volta, i giovani che lasciarono la propria terra in cerca di un futuro migliore erano soprattutto meridionali.

Solitamente, dopo un paio di anni, le loro donne li raggiungevano dall’Italia per stabilire o creare la propria famiglia in Francia. Altre volte si sposavano con le figlie di altri emigrati italiani che avevano avuto la loro stessa sorte.

Questi emigrati si sono ben integrati con la popolazione residente, e in tanti casi hanno avuto un discreto successo. Molti di coloro che svolgevano lavori manuali, hanno fatto studiare i propri figli, garantendogli un alto livello di istruzione che li ha portati poi ad assumere posizioni di prestigio. Altri ancora si sono dedicati al commercio o hanno impiantato locali e ristoranti tipici Italiani, che esportano la nostra italianità nel mondo.

La prima grande migrazione

La storia ci insegna che la prima ondata migratoria di Italiani in Francia come fenomeno di massa si era già verificata molto tempo prima. Infatti, a partire dalla metà del 1800 il forte sviluppo industriale della Francia comportò una richiesta sempre più massiccia di lavoratori, che cominciarono ad arrivare da vari paesi d’Europa. Così arrivarono anche i primi Italiani, impiegati nei settori più tradizionali come l’agricoltura e l’edilizia, e in quelli di impulso più recente come l’estrazione mineraria e il lavoro in fabbrica.

Inizialmente, la zona più interessata da questa espansione industriale fu la Lorena, anche se poi il fenomeno, e di conseguenza la presenza di stranieri, si estese in tutto il territorio nazionale. Questa prima emigrazione verso la Francia fu del tutto spontanea: i giovani Italiani, venuti a conoscenza di questa richiesta di manodopera, vi si recavano autonomamente, quasi senza controllo.

Allora, molti dei nostri immigrati furono accolti con ostilità. Spesso venivano discriminati ed in alcuni casi subirono aggressioni anche violente. Infatti una parte della popolazione del posto, influenzata da una propaganda politica faziosa, li riteneva colpevoli di rubare il lavoro ai locali, perché accettavano salari molto inferiori.

Un episodio passato alla storia è la strage di Aigues-Mortes del 17 agosto 1893. Le cronache del tempo narrano che si era sparsa molto velocemente la notizia, subito dopo accertata come falsa, che alcuni italiani avessero ucciso dei francesi durante una rissa. Così una folla numerosa ed inferocita si riversò nelle saline in Camargue per dare la caccia agli emigrati italiani che vi lavorano. Il bilancio fu di almeno dieci morti e moltissimi feriti.

La strage di Aigues-Mortes in un’illustrazione dell’epoca

La migrazione culturale e politica

Fino ai primi anni del Novecento, l’emigrazione in Francia era soprattutto un fenomeno di massa di natura economica, ma successivamente cominciò ad assumere altre connotazioni. Il fervore dei salotti e del mondo della cultura francese, che conquistò artisti come Amedeo Modigliani e Gino Severini e letterati come Giuseppe Ungaretti, esercitava un fascino sempre maggiore, rappresentando in molti casi un’attrattiva irresistibile per molti italiani.

Foto: Negozio italiano a Parigi, venditore di giornali Emporio Italiano
(cartolina postale, Musée National de l’Histoire de l’Immigration)

Inoltre, con l’avvento del fascismo in Italia, all’emigrazione per motivi economici e culturali si aggiunse anche quella di natura politica. Così, la comunità italiana in Francia, all’inizio degli anni ’30 superava gli 800mila residenti.

Emigrare in Francia oggi

Le statistiche dicono che attualmente la Francia è una meta meno ambita rispetto al passato: come in Italia, la maggior parte dei settori economici ed il mondo del lavoro in generale sta attraversando un periodo di relativa crisi. Tuttavia, mantiene viva la sua immagine di un paese caratterizzato da uno straordinario fermento culturale, un eccellente stato sociale ed un qualità della vita più che soddisfacente.

Per questo, ancora oggi ci sono molti italiani che continuano a vivere con la propria famiglia, o decidono di emigrare alla ricerca di una valida opportunità di lavoro in Francia. Infatti, nonostante la crisi, il sistema francese continua ad offrire diverse possibilità di crescita e occupazione in molti settori, e garantisce uno standard di vita abbastanza elevato anche a chi svolge professioni meno qualificate. Inoltre la pubblica amministrazione francese è molto efficiente e presente e, rispetto a molte altre nazioni europee tra cui l’Italia, è molto più facile accedere all’istruzione superiore.

Quindi, oggi emigrare in Francia non è solo una scelta legata a questioni economiche. Spesso implica la ricerca di un miglioramento della propria condizione personale ed ha spesso una natura sentimentale: la vicinanza all’Italia, la somiglianza della lingua, il fascino intramontabile della sua cultura.

Francesca Di Ponzio

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